Apertura del diaframma: pro e contro del diaframma troppo chiuso

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Apertura del diaframma

Come sappiamo, l’apertura del diaframma dell’obiettivo, definisce la profondità di campo con cui vogliamo operare.

Per avere tutto a fuoco, la soluzione ideale è quindi quella di utilizzare la minima apertura focale disponibile sul nostro obiettivo.

Non dimentichiamo infatti che nel 1932 Ansel Adams riunì un gruppo di fotografi nel Gruppo f/64, dove f/64 indicava proprio la minima apertura del diaframma che offriva la migliore profondità di campo.

Tutto vero? Non proprio!

In realtà, utilizzare delle aperture focali troppo piccole (f/18, f/22, …) può non essere una buona idea! Vediamo quindi perché è meglio evitare di scattare con aperture troppo piccole.

I vantaggi delle piccole aperture

Un fotografo paesaggista ha due obiettivi da raggiungere: mettere a fuoco tutto all’interno dell’immagine, ottenere tempi di esposizione più lunghi per sfocare oggetti in movimento, come acqua o macchine in movimento.

Riducendo l’apertura del diaframma, tali obiettivi possono essere conseguiti in modo abbastanza semplice: se si imposta la fotocamera su un’apertura più piccola (ovvero un numero f più grande), si otterrà una maggiore profondità di campo e, allo stesso tempo, anche tempi di esposizione più lunghi dal momento che meno luce può passare attraverso il foro dell’obiettivo (a parità di ISO, devo allungare i tempi di scatto per ottenere l’esposizione corretta).

Apertura del diaframma

La maggiore profondità di campo permette di mettere a fuoco sia primo piano che lo sfondo. Tempi di esposizione più lunghi permettono di levigare piccole increspature sulla superficie dell’acqua, creare cieli più drammatici, sfocalizzare veicoli in movimento.

Per ottenere tempi di esposizione più lunghi, è possibile applicare un filtro a densità neutra sull’obiettivo e se i filtri non sono abbastanza, è possibile anche abbassare l’apertura oltre f/22 o qualunque sia il minimo che il tuo obiettivo può fare.

Tuttavia, accadono un paio di cose quando si apre l’obiettivo a f/18, f/22 o anche meno.

Problema n. 1: una apertura del diaframma piccola mette in risalto la polvere sul sensore

Il primo problema che si presenta è che le macchie di polvere che hai sul sensore diventano estremamente visibili. Quasi tutte le fotocamere, anche con un sensore appena pulito, presentano macchie di polvere.

Le macchie di polvere sono fastidiose perché devi clonarle più tardi nella post-elaborazione e se hai molte macchie di polvere questo è un vero problema (oltre che una perdita di tempo!). Solo questo motivo potrebbe essere sufficiente per voler evitare aperture troppo piccole.

Problema n. 2: le piccole aperture portano a una perdita di nitidezza

L’altro problema che comporta l’uso di focali molto piccole è la perdita di nitidezza e questo non è recuperabile, se non in minima parte, in post elaborazione. In questo caso il problema è di tipo fisico e specificatamente causato dalle leggi di diffrazione della luce.

Quando si imposta un’apertura del diaframma piccola, il foro attraverso il quale passa la luce per raggiungere l’obiettivo e piccolo. Se il foro è grande, i raggi luminosi non vengono perturbati più di tanto, per cui possiamo dire che ogni singolo raggio luminoso colpisce un unico fotosito sul sensore della macchina (lo ammetto, sto un po’ estremizzando la cosa).

Se il foro è molto piccolo, i raggi luminosi vengono perturbati in modo molto maggiore, per cui la luce di un raggio luminoso colpisce anche i fotositi adiacenti.

Apertura del diaframma

Questo porta ad una perdita di nitidezza dell’immagine, che è impossibile da recuperare anche scattando in formato RAW e utilizzando il miglior software di post elaborazione disponibile sul mercato.

Qual è l’apertura minima utilizzabile?

Quindi qual è la minima apertura del diaframma che dovresti usare? Ovvero, qual è il più grande numero f che dovresti usare?

Tutti gli obiettivi si comportano diversamente, ma le leggi della fisica sono costanti. Alcuni obiettivi sono più nitidi a f/5.6 mentre altri possono essere più nitidi a f/11. Questo ha a che fare con il modo in cui l’obiettivo è stato progettato e costruito.

Ciò che è comune per la maggior parte degli obiettivi, è che producono le foto più nitide in una qualche configurazione compresa nella gamma media, da f / 7.1 a f / 13 (chiamato punto ottimale). Ciò che è certo per tutti gli obiettivi è che, man mano che l’apertura si riduce (numero f / maggiore) oltre f/13, tanto peggiora l’obiettivo in termini di nitidezza.

La diffrazione diventa un problema attorno a f/22 e il soggetto diventa sempre meno nitido, ma già oltre f/16 è possibile che il soggetto inizi a diventare troppo “morbido”. I

l modo migliore per trovare il tuo limite personale sul tuo obiettivo preferito è mettere la fotocamera su un treppiede e scattare scatti di prova a f/11, f / 13, f/16, f/18 e f/22 o anche più in basso se il tuo l’obiettivo ha quelle aperture. Guarda le foto al 200%. Nota la differenza di nitidezza e decidi quale dovrebbe essere il tuo limite. Memorizza quello e assicurati solo di non andare al di sotto di quell’apertura.

I compromessi

La fotografia è piena di compromessi e ora ne hai un paio in più di cui devi tenere conto. Come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, ci sono alcuni buoni motivi per cui potresti voler usare piccole aperture, ma hanno un prezzo in termini di mancanza di nitidezza e evidenziazione delle macchie di polvere.

Se rimani intorno a f/8, le macchie di polvere non saranno molto pronunciate, tuttavia, la velocità dell’otturatore sarà molto più veloce rispetto a f/16 e anche la profondità di campo sarà molto inferiore. In questo caso è possibile influire sulla velocità dell’otturatore collegando un filtro a densità neutra a 2 stop, che produrrà la stessa velocità dell’otturatore di f/16 ma riprendendo a f/8.

Per risolvere il problema di mettere a fuoco tutta l’immagine puoi scattare più di una foto: uno con il primo piano a fuoco e una con lo sfondo a fuoco e poi fondendo queste due foto. Questa tecnica si chiama focus stacking e se è più facile da attuare che correggere le macchie di polvere è qualcosa che dovrai decidere da solo.

Abbiamo detto all’inizio che Ansel Adams ha creato il Gruppo f/64 perché utilizzava quella apertura focale. Otteneva quindi solamente foto con problemi di nitidezza? Ovviamente no!

Occasione -5% La fotocamera

Il numero f è dato dal rapporto tra lunghezza focale (F) dell’obiettivo e diametro del diaframma (D) attraverso cui passa la luce: f = F / D.
Sulle macchine fotografiche utilizzate da Adams erano installate delle ottiche di grande formato.

L’apertura f/64 era quindi comparabile a una apertura f/8-f/11 delle ottiche utilizzate sulle nostre macchine fotografiche!

Apertura del diaframma