Ghiacciaio e lago del Miage

Pubblicato il 07/02/2021


@DOVE E QUANDO

Immagine ripresa il 22 luglio 2014 sulla morena del ghiacciaio del Miage nei pressi del lago omonimo. Questo luogo si trova in Val Veny al confine con il massiccio del Monte Bianco, in Valle d’Aosta.

 

@RACCONTO

Quand'ero un ragazzino immaginavo i deserti principalmente di due tipi: quelli di tipo sahariano, e quelli artici o antartici.

Quindi le caratteristiche principali che avevano nella mia mente erano la planarità e che si trovavano nei luoghi più remoti della terra, difficili, se non impossibili da raggiungere.

Poi ho scoperto che esistono anche deserti molto diversi, fatti di pietre e sfasciume di montagne, di solito adagiati ai piedi di ghiacciai o direttamente sopra le loro morene.

Luoghi selvaggi e poco frequentati, inospitali, in cui però è possibile avere un piccolo assaggio di deserto senza andare all'altro capo del globo.

La morena del ghiacciaio del Miage in Val Veny è sicuramente uno dei luoghi più semplici da raggiungere anche con un passeggiata, senza dover andare troppo in quota, che però mantiene intatto un fascino selvaggio e austero.

Il piccolo lago di fusione del ghiacciaio, il panorama fatto solo di rocce che scorrono continuamente sulla lingua sottostante di ghiaccio, possono dare l'idea di un paesaggio che non sembra nemmeno terrestre.

Il mio consiglio è quello di "esplorare" questo luogo in una giornata nuvolosa, o in un periodo "fuori stagione", per cercare di essere praticamente soli.

Sono sicuro allora che l'ambiente e il silenzio che troverete saprà ispirarvi e ricolmarvi lo spirito.

 

@FOTOGRAFIA

Attrezzatura e dati di ripresa:

Corpo:                  Nikon D800

Ottica:                  Nikkor AF-S 24-70 G F/2.8

Focale:                 24 mm

Tempo:                 1/125 s

Diaframma:           f/14

Iso:                      100

Comp.Exp:            -1/3 stop

Suggerimento:

Se desiderate rendere l’idea che l’area inquadrata sia uno spazio infinito in una fotografia, la prima cosa che dovete ricordare è quella di non dare riferimenti ad i vostri osservatori. Quindi se non inserite nella composizione elementi dimensionali conosciuti con cui lo spettatore possa fare un raffronto, come una persona o un albero ad esempio, sarà difficile per esso comprenderne la vastità.

In aggiunta a questo espediente per dare il senso di infinito serve fare in modo che ai bordi l’immagine non tenda a cambiare, e quindi obbligate la mente di chi la osserva a pensare che anche al di fuori di quanto inquadrato lo scenario si estenda allo stesso modo.

Questi due accorgimenti usati insieme si rafforzano e sono davvero molto efficaci.

Ovviamente questi accorgimenti hanno un limite: sono meno efficaci se chi osserva l’immagine conosce il luogo e può aggiungere alle informazioni visive della fotografia quelle della propria esperienza del luogo.

Fate attenzione:

Quando fotografate un luogo che apparentemente non ha un centro di attenzione, un punto che possa attirare l’attenzione in modo chiaro, dovete essere bravi a strutturare l’immagine affinché questo avvenga.

Soprattutto con paesaggi molto ampi e poco vari se ripresi con una corta focale, l’uso di quella che si è soliti chiamare come “quinta in scena” può fare al caso vostro. Si tratta in buona sostanza di avere un elemento a fuoco in primissimo piano per suggerire l’idea di profondità dello scenario.

In questa fotografia ho utilizzato una grande roccia in basso a sinistra, che svolge anche un secondo ma fondamentale compito: quello di mostrare nel dettaglio come sono i milioni di pietre nello scenario che appaiono solo come piccoli pixel. Fornendo queste informazioni a chi osserva l’immagine gli permettete anche di ricostruire mentalmente un ambiente piuttosto originale che probabilmente non si conosce.

 

@MONTAGNA

Suggerimento:

Volendo suggerire con questa immagine che la morena del ghiacciaio del Miage sia un deserto praticamente infinito mi rimaneva un grande problema da risolvere: ovvero il maestoso paesaggio circostante.

Il lago si trova in una conca a ben 2.020 m. di quota è vero, ma circondato da montagne che vanno dai 3.500 ai 4810 m. e che avrebbero svelato il “trucco” del fotografo. Così per questa immagine mi ha fatto gioco un cielo chiuso, dominato da nuvole dense e basse che avevano da poco finito di scaricare il classico temporale estivo.

La visuale chiusa in alto e un cielo basso ed opprimente sono perfette per concentrare l’attenzione su ciò che si vede in basso, ovvero il terreno sassoso, il lago, un po’ di ghiaccio che sbuca da sotto le rocce.

Poi la prima luce del sole che filtra nuovamente dalle nubi rende saturi i colori e dà un tocco di vita allo scenario, rendendo l’immagine più interessante: per questo serve sempre un po’ di fortuna.

Fate attenzione:

Non so se l’avete mai fatto, ma camminare sulla morena sassosa di un ghiacciaio è qualcosa di strano ed emozionante. Mi era già capitato in altri luoghi anche a quote decisamente più alte, però quella del Miage è davvero particolare.

Nella zona della conca vicina al lago vi potrà sembrare di camminare semplicemente su un suolo misto di terra e pietrisco non battuto, che richiede l’attenzione di posare piedi su ciottoli che spesso si spostano.

Potete anche risalire il versante della morena verso il ghiacciaio, camminerete sempre su pietre via via più grandi, sempre in equilibrio precario sul pendio. Io l’ho fatto perché essendo la parte meno frequentata avevo notato alcuni camosci più in alto, così ne ho approfitto per risalire pian piano per accorciare la distanza e fotografarli.

Quando mi sono fermato per fotografarli ero infastidito dal rumore di qualcuno che non vedevo e che continuava a far rotolare sassi, pietre: eppure non mi aveva seguito nessuno. Solo dopo alcuni minuti ho realizzato che il rumore era quello della morena che scendeva a valle, ed io ero su un masso grande come una stanza che oscillava ogni tanto.

Ecco, cercate di ricordare che se anche la superficie di una morena ha un aspetto roccioso apparentemente immutabile, poco sotto è composta da decine di metri di ghiacciaio che stanno comunque scivolando a valle: fate attenzione.

© Roberto Carnevali

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