Solo il leggero crepitio dei tuoi passi

Pubblicato il 31/01/2021


@DOVE E QUANDO

Immagine ripresa il 24 gennaio 2020 sul sentiero che dalla Plose sopra Bressanone (BZ) si inoltra in quota verso il Sass de Putia, offrendo una splendida visione sul massiccio delle Odle.

 

@RACCONTO

Solitamente pianifico e poi effettuo le mie escursioni in montagna da solo.

Magari si tratta di realizzare un servizio fotografico per una rivista, oppure una semplice esplorazione di una zona che vorrei conoscere meglio. Studio prima di uscire tutto quello che ritengo interessante: il percorso, le possibili varianti, il meteo, cosa potrei vedere, i tempi e gli obiettivi. E poi vado, da solo.

Per diverse ragioni l'andare da solo mi da sempre una soddisfazione particolare: fa in modo che io mi possa concentrare solo su quello che ritengo importante e tralasciare il resto. Posso fermarmi un'ora in un posto tutto sommato insulso oppure "tirarmi il collo" su una salita per arrivare a prendere la luce giusta senza che mi debba sentire in colpa verso gli altri.

Ma se devo essere proprio sincero c'è qualcosa di meglio che andare da soli, andarci con un amico.

Così nel febbraio dello scorso anno mi trovavo nei pressi di Bressanone per realizzare un servizio al My Arbor, con la preziosa collaborazione di Erica Kircheis che si occupa di PR e rapporti con la stampa per Bressanone Turismo.

Oltre ad aver organizzato tutto alla perfezione, Erica che è un'amica e mi conosce bene, mi ha accompagnato in una escursione che dalla Plose ci ha condotti fino ai piedi del Sass de Putia, con una vista spettacolare su tutto il contrafforte delle Odle.

Ecco forse questo è il massimo che possiamo chiedere: scoprire un luogo nuovo con un'amica che ha la stessa tua passione per la montagna, e condividere l'esperienza.

Quel giorno l'abbraccio della Natura che ho sentito tante volte, era ancora più intenso.

 

@FOTOGRAFIA

Attrezzatura e dati di ripresa:

Corpo:                  Nikon D800

Ottica:                  Nikkor AF-S 24-70 G F/2.8

Focale:                 24 mm

Tempo:                 1/250 s

Diaframma:           f/14

Iso:                      180

Comp.Exp:            -1/3 stop

Suggerimento:

Introdurre la presenza umana in una fotografia di paesaggio è una scelta importante, che deve essere presa solamente se la presenza dell’uomo aiuta il messaggio della fotografia che state ricercando.

Solitamente quando vogliamo catturare un’immagine di un ricordo che abbiamo vissuto diamo tanto spazio nella fotografia al soggetto e giusto un po’ allo scenario alla sue spalle. Ora queste fotografie siamo abituati a pensarle come selfie o selfie di gruppo: ma per chi ha qualche anno in più, di queste fotografie sono piene gli album delle gite di famiglia.

Oppure potremmo voler ottenere il risultato opposto, ovvero far vedere quanto è grande un luogo includendo nella scena la figura piccola di un uomo, per dar modo di avere il senso delle proporzioni a chi osserva lo scatto.

Ma se volete coinvolgere lo spettatore e portarlo con voi nella scena come se fosse in cammino con voi, dovrete invece cercare un equilibrio tra questi due estremi per fornirgli un punto di vista più naturale possibile.

Fate attenzione:

La fotografia di un paesaggio così ampio in cui vengono mostrati i diversi versanti di una valle in una giornata soleggiata è già di per se stesso complesso: se inoltre siamo in inverno e il terreno è innevato le complicazioni aumentano.

Le aree in ombra saranno inevitabilmente molto più scure di quelle illuminate dal sole che brilleranno come uno specchio a causa di ghiaccio e neve. Non fatevi ingannare dall’anteprima dello scatto che vedrete sul monitor della reflex o sul display della fotocamera.

Usate invece la funzione di istogramma che è molto più utile, e assicuratevi che tutta la curva stia all’interno dello schema. Se la vedete sbordare a sinistra, vuol dire che ci sono aree troppo scure in cui non avete dettaglio e non lo potrete recuperare: vi serve quindi sovraesporre. Se invece la curva borda a destra, vuol dire che avete un problema con le alte luci e alcune aree risulteranno “bruciate”, e anche queste non saranno recuperabili: vi serve sottoesporre.

In fase di sviluppo dell’immagine dovete riequilibrare zone in ombra e zone il luce per cercare di riavere un bilanciamento tra di esse come avete percepito con i vostri occhi quando avete vissuto quel momento.

@MONTAGNA

Suggerimento:

Ci siamo emozionati davanti ad uno scenario grandioso dove la natura si mostra nella sua magnificenza, e ci siamo fermati per scattare qualche immagine per ricordare quel momento. Tornati a casa rivedendo le immagini ci accorgiamo che non sono poi così efficaci, non rendono giustizia a quel momento. E soprattutto se le mostriamo a chi non ha vissuto con noi quell’esperienza, non risultano interessanti.

Ci possono essere diversi motivi per cui questo accade, non da ultimo l’averle mostrate a qualcuno che ha poca sensibilità per l’ambiente montano. Ma prima di pensare che sia l’osservatore ad avere un difetto, è bene pensare alle immagini realizzate, e alla loro leggibilità.

Un buona fotografia, ben composta e ideata, è leggibile da chiunque: non servono competenze particolari per fruirla.

Soprattutto quando abbiamo grandi panorami davanti a noi, dobbiamo cercare di suggerirne la profondità, che tende a scomparire in un’immagine bidimensionale. In aiuto ci vengono le regole di composizione fotografica, e come in questa immagine, l’uso appropriato della linee guida.

Al seguente link potete trovare una spiegazione più esaustiva di tutto questo: Regole di composizione

La staccionata che si inoltra nella scena verso il Sass de Putia invita chi guarda l’immagine ad esplorarla, rendendosi conto che lo scenario è vasto, si sviluppa da un primo piano fino ad un orizzonte più lontano coronato di montagne.

Fate attenzione:

In inverno la luce è sempre poca, soprattutto per i fotografi. Realizzando una fotografia di paesaggio la luce più interessante è sempre laterale, per delineare e descrivere i profili del terreno.

Quindi se escludiamo la fascia oraria dalle 10.30 alle 14.30 circa, e ci troviamo circondati da catene montuose più alte del nostro punto di ripresa, rimangono poche ore di luce buona. Dobbiamo cercare quindi di trovarci nel luogo in cui desideriamo scattare le immagini nel giusto orario, e anche pensare che alla fine dobbiamo riuscire a rientrare senza avere troppi problemi.

Questa pianificazione è indispensabile venga effettuata per bene prima di recarci sul luogo, così come è necessario sapere quando è il momento di tornare senza farci troppo condizionare dalle emozioni che stiamo vivendo: la sicurezza dev’essere la vostra priorità.

Una lampada frontale carica, un paio di ramponcini per gli scarponi, un navigatore da polso in cui abbiamo memorizzato la traccia effettuata per poterla seguire a ritroso sono alcuni elementi che possono ritornarvi molto utili.

© Roberto Carnevali

Leggi tutte le altre puntate della rubrica Montagna e Fotografia a questo link.