Un gigante da sfidare?

Pubblicato il 07/03/2021


@DOVE E QUANDO

Immagine ripresa il 13 agosto 2008 in Val di Fassa.

@RACCONTO

Cos'è la montagna per te, com’è il tuo rapporto con lei?

E' una domanda che forse dovremmo farci più spesso e che probabilmente per ciascuno ha diverse e molteplici risposte. Un luogo dove trascorrere le vacanze, un campo di gioco, una vetta da raggiungere, un luogo da esplorare?

Qualunque sia la tua risposta, dovremmo ricordarci che le montagne non sono altro che formazioni rocciose, più o meno grandi, alte, impervie. Le montagne come la Natura non hanno sentimenti verso l'uomo: non sono buone o cattive, ma assolutamente indifferenti a noi.

Sono gli uomini che confrontandosi con esse e soprattutto i propri limiti, spesso le hanno umanizzate. Così si leggono continuamente un sacco di fesserie: la montagna assassina, la montagna mangia uomini, la valanga killer, ecc...

Il pericolo nell'andare in montagna, poco o tanto che sia il nostro progetto, non si potrà mai eliminare. Chi pensa che non sia così ha le idee poco chiare, o pretende di trasformarla in un parco giochi per bambini.

La tua preparazione, esperienza, conoscenza, prudenza, dovrebbero essere messe sul piatto opposto della bilancia rispetto a dove poniamo il nostro obiettivo: saranno sufficienti a portarti a destinazione e poi a casa senza metterti in difficoltà? Sei pronto anche a rinunciare, tornare indietro, ammettere che il fallimento di quanto ti eri riproposto è la cosa migliore da fare oggi?

La montagna non è un Gigante da sfidare!

 

@FARE FOTOGRAFIA

“La fotografia è una cosa semplice. A condizione di avere qualcosa da dire.” (Mario Giacomelli)

Non c’è niente di meglio di questo famoso aforisma del grande fotografo italiano Mario Giacomelli per ripensare o considerare il nostro approccio alla fotografia.

Se letta rapidamente può sembrare una considerazione naturale ma non lo è per nulla, soprattutto in questi anni in cui siamo immersi nelle immagini, troppe immagini. La conoscenza per molti di noi è prevalentemente costruita con contributi di tipo visivo: il tempo che la gente dedica a leggere ed approfondire le situazioni è sempre meno. E poi come si dice, giustamente almeno in parte, un’immagine vale più di mille parole!

Almeno per tutte le immagini che subiamo non abbiamo responsabilità,  possiamo sempre evitarle guardando altro. Ma per quelle che noi realizziamo abbiamo mai pensato bene a cosa stiamo facendo? Aumentiamo solo l’entropia dell’universo o esiste uno scopo?

Sia ben chiaro non voglio fare la morale a nessuno, ma invitarvi ad una riflessione che è bene ripetere di tanto in tanto e che mi faccio spesso. Ecco la domanda: “Stai collezionando immagini o facendo una fotografia?”.

Per la maggior parte del tempo colleziono immagini, non ho dubbi per quanto riguarda me e penso sia lo stesso anche per voi. E’ un’attività piacevole che si può fare con una certa leggerezza, si può svolgere in concomitanza con altre attività come quando si fa una passeggiata e una volta diventati un po’ esperti può dare buone gratificazioni.

Spesso si ritiene erroneamente che i selfie, gli scatti del turista in viaggio o le istantanee di un compleanno appartengano alla prima categoria. E che invece un ritratto posato, uno still life in studio o immagini di reportage siano fare fotografia. Il genere fotografico non c’entra per niente con tutto questo, ve lo assicuro.

E importa ancora meno il mezzo che avete usato per realizzarla: un banco ottico, una reflex professionale, una compatta o un cellulare non possono fare la differenza.

Non è sufficiente che abbiate dimestichezza con le immagini, frequentato corsi di fotografia, di post produzione, di sviluppo in camera oscura o chiara. Certo per collezionare immagini migliori, più belle, con più appeal, che saranno più popolari vi saranno stati utili.

Ma fare una fotografia richiede qualcosa di più, qualcosa di originale e personale che potete mettere solo voi: quello che pensate,  quello che amate o odiate, il vostro punto di vista.

Una fotografia non necessariamente deve essere bella o apprezzata dagli altri, o vincere un concorso. Le immagini spesso assolvono questi scopi, ci fanno avere riscontri positivi e accarezzano dolcemente il nostro ego che ci fa sentire soddisfatti. Ma spesso le immagini sono come certi atteggiamenti umani quotidiani, semplicemente un po’ ipocriti.

Quante volte siamo in mezzo ad altre persone che parlano e per mille motivi non abbiamo il coraggio o più semplicemente la voglia di metterci a discutere quando non siamo d’accordo con loro. Questo ci renderebbe impopolari, fastidiosi: è più facile far finta di nulla e omologarsi al pensiero dei più. Lo sappiamo, la discussione comporta un confronto, l’aver ben chiaro il motivo per cui confutiamo le ragioni degli altri, aver maturato proprie convinzioni e volerle sostenere perché sono importanti e le vogliamo sostenere.

Collezioniamo immagini ogni volta che non mettiamo una parte consistente della nostra visione, delle nostre convinzioni, della nostra vita nell’idearne e realizzarne una.

Negli altri pochi e sporadici casi, realizziamo una fotografia!

Vi lascio con una considerazione che sento profondamente mia, da cui cerco di imparare qualcosa ogni giorno e metterla in pratica sia quando faccio fotografia che quando trascorro una giornata in montagna.

È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio.” (Joseph Antoine Touissant Dinouart)

© Roberto Carnevali

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