Un suggestivo affaccio sul monte Bianco

Pubblicato il 23/02/2021


@DOVE E QUANDO

Immagine ripresa il 17 luglio 2014.

Salendo da La Joux (1.594 m.) nel vallone di La Thuile in Valle d’Aosta si percorre il sentiero che risale verso il rifugio Deffeyes (2.494 m.) e che permette di ammirare le 3 cascate del Rutor.

Andando oltre il rifugio continuando l’avvicinamento al ghiacciaio del Rutor,  verso i 2.700 m. di quota, si può godere di una vista panoramica eccezionale sul massiccio del Monte Bianco.

@RACCONTO

Solitamente per fare una buona fotografia di paesaggio occorre potersi ritagliare una buona dose di tempo. E’ necessario esplorare il territorio, conoscerne gli scorci, capire quali sono gli aspetti peculiari per poterli poi raccontare attraverso le immagini.

Quando abbiamo capito quello che vogliamo raccontare non resta che pianificarne la realizzazione. Per fare questo dovremo tornarci almeno ancora una volta, con il meteo e la luce adeguati per i nostri scopi.

E’ un procedimento di ricerca non sempre semplice, una buona fotografia di paesaggio spesso nasconde parecchie scarpinate, alcune delusioni relative al meteo che non era fedele a quello previsto, condizioni della montagna non ottimali o tracciati non percorribili.

In qualche rara occasione invece si "inciampa" quasi nel giusto scorcio, con il giusto meteo, e non rimane che realizzare la fotografia: per esperienza direi che succede quando stiamo facendo altro.

Così durante un servizio che stavo realizzando alle cascate e ghiacciaio del Rutor in valle d'Aosta nel luglio del 2014 per il mensile Bell'Italia, mi sono imbattuto in questo scorcio panoramico sul massiccio del Monte Bianco.

Il paesaggio morenico estivo costellato da infinite piccole pozze e laghetti, da rocce di varie dimensioni e dai colori accesi, da compatti terreni ricchi di licheni e fiori offrivano un primo piano originale per poter riprendere una panoramica sul massiccio del Monte Bianco e l’arco alpino.

 

@FOTOGRAFIA

Attrezzatura e dati di ripresa:

Corpo:                   Nikon D800

Ottica:                   Nikkor AF-S 24-70 G F/2.8

Focale:                  38 mm

Tempo:                  1/250 s

Diaframma:            f/10

Iso:                       100

Suggerimento:

Quando avete davanti a voi grandi spazi è importante utilizzare bene la composizione fotografica per rendere le vostre immagini leggibili e interessanti. Infatti un grande spazio senza elementi di riferimento conosciuti tenderanno a spiazzare il senso delle proporzioni per chi le osserva senza essere stato con voi a vivere di persona quei paesaggi.

L’utilizzo del primo piano è fondamentale per dare profondità alla scena, serve quindi includere un’area in cui mostrare il terreno vicino alla zona di ripresa. Questo comporta sempre la valutazione di quanto primo piano inserire nell’immagine, quanto deve essere importante?

Dipende dai casi, una buona regola è quella di pensare comunque quanto il primo piano concorre al racconto, e quanto invece ci serve solo come quinta in scena per dare profondità.

Se ha quasi solo un aspetto funzionale alla profondità di campo è il caso di minimizzarne la porzione.

Se invece come nel caso di questa fotografia avete un primo piano speciale è giusto cercare di valorizzarlo, dargli spazio nell’immagine, senza preoccuparsi troppo che rubi un po’ di attenzione al soggetto.

Fate attenzione:

Sono spesso i piccoli dettagli a fare la differenza in una fotografia, nel bene e nel male. Quando tutto vi sembra a posto e scattate l’immagine che desideravate siete emozionati, non vedete l’ora di tornare a casa e vederne il risultato.

A volte però questo può essere rovinato da piccole disattenzioni e nel caso della fotografia di paesaggio può voler dire non riavere più le stesse condizioni per porvi rimedio. Quando avete anche un piccolo specchio d’acqua in una giornata soleggiata dovete prestare attenzione ai riflessi e alla bruciature che possono generarsi nelle immagini.

Potete spostarvi e cambiare l’angolo di ripresa: vi conviene comunque controllare l’istogramma della fotografia nella fotocamera dopo lo scatto per avere conferma che non ci siano zone sovraesposte.

Ma potete fare ancora meglio e utilizzare un filtro polarizzatore circolare con cui controllare i riflessi, decidere se avere la superficie dell’acqua trasparente od opaca e non dover cambiare il punto di ripresa.

Ho utilizzato un filtro polarizzatore circolare in questa immagine, che da anche la possibilità di avere un blu più intenso nel cielo e una saturazione più intensa dei colori.

 

@MONTAGNA

Suggerimento:

Per trascorrere una bella giornata estiva e soleggiata a quasi 3.000 m. di quota mi sento di darvi un paio di suggerimenti che possono farvi tornare a casa senza effetti collaterali. A parte ovviamente la stanchezza e le gambe a pezzi che un dislivello di 1.500 m. certamente vi regaleranno.

Il primo riguarda la vostra vista. Dovete usare occhiali da sole che schermino bene i raggi UV che sono più intensi in quota. Non vanno bene quelli cool con le lenti piccole e ambrate che vi fanno sembrare John Lennon, e nemmeno quei Ray-Ban con cui siete uguali uguali a Poncharello in Chips.

Ironia a parte, il dover rimanere esposti alla luce solare in alta quota comporta un rischio serio per i vostri occhi, potenzialmente amplificato guardare nel mirino di una reflex quando il sole entra direttamente in camera, e quindi dritto nel vostro occhio. Acquistate un paio di occhiali con una buona protezione, vanno benissimo anche quelli leggeri che usano gli sportivi per correre o andare in bicicletta, meglio bene avvolgenti.

Il secondo consiglio è quello di coprirsi bene dal sole nonostante il caldo che potrà fare, e ricordatevi di spalmarvi di crema solare ad alta protezione tutte le zone di pelle che non sono riparate. Mi sono ustionato varie volte in montagna per aver dimenticato di proteggere qualche parte, e posso garantire che per le 2/3 settimane successive avreste di che divertirvi.

Fate attenzione:

Quando si sale a quote importati come è stato necessario per realizzare questa immagine, le precauzioni da prendere devono essere maggiori rispetto a quelle che useremmo per una passeggiata facile in un bosco a 1.000 m. di quota.

Oltre ad avere la giusta preparazione fisica, l’abbigliamento e l’attrezzatura adatti, punterei a sottolineare un aspetto da non sottovalutare se non siete pratici di questi ambienti.

Le aree moreniche sono prive di sentieri definiti, in esse bisogna orientarsi quando va bene con gli ometti di pietra. Cercate di memorizzare il percorso che fate senza fidarvi ciecamente di questi segnavia. Usate dei riferimenti sicuri, scattate qualche foto con il cellulare come promemoria.

Negli ultimi anni molte persone non hanno ben capito l’utilità di questi cumuli e spesso ne erigono di artistici un po’ dovunque. Il risultato estetico spesso è piacevole, ma quando li si deve utilizzare per orientarsi  e se ne vedono un po’ in tutte le direzioni, allora la poesia spesso finisce.

© Roberto Carnevali

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